Idre: come perdere la testa e vivere felici

idraIl dibattito scientifico sulle idre è proseguito a lungo dopo la giornata del drago dello scorso aprile. Abbiamo posto alcune domande su questioni ancora irrisolte all’esimio Mattia Aspes, che ha dedicato buona parte della sua giovinezza ad arrovellarsi sulla biologia di queste meravigliose creature.

Egregio, sappiamo che la testa principale dell’idra, quella in cui risiede la sua essenza vitale, continua a muoversi anche dopo essere stata tagliata. Ora, per quanto tempo sopravvive la testa senza il corpo?
La testa viene definita immortale, dal che si deduce che dopo essere stata tagliata possa vivere ancora a lungo. Non ho riferimenti temporali precisi, potrebbero essere addirittura molti anni. Non potendole uccidere, poiché sono creature rare e protette, non posso quantificare la sopravvivenza.

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Bacchette in mostra al museo dal 15 maggio

bacchette al museoLe bacchette per mescolare pozioni magiche semisolide sono assai diverse da quelle usate per legimanzia, da imboscata e da duello. Se, per esempio, non avete mai visto come si usa la pelle di salamandra scabra per una corretta manutenzione della vostra bacchetta, vi consiglio caldamente di approfittare della mostra organizzata dal museo etnografico dell’attrezzo agricolo museo “‘L çivel” di Casalbeltrame.

La mostra, visitabile insieme ad altre attività per famiglie il 15 maggio, rimarrà al museo fino al 12 giugno. Vi si narra la storia delle bacchette magiche dall’antichità classica fino ai giorni nostri e vi sono esposti pezzi (in buona parte piuttosto rari, alcuni unici) della mia collezione personale. Potrete scoprire come sono cambiate le bacchette al tempo della caccia alle streghe oppure quale è la lunghezza ideale della canna e in che relazione deve essere con le misure del vostro corpo.

Ultima curiosità, fatevi raccontare dalle guide anche della mansione dei templari che un tempo gravitava intorno a Sant’Apollinare.

I draghi sognarono per primi

drago sognatoreIl drago barbuto australiano, Pogona vitticeps, muove gli occhi come noi mentre dorme e probabilmente sogna.
Per tantissimo tempo si è creduto che solo uccelli e mammiferi avessero la fase REM, quella in cui si sogna muovendo rapidamente gli occhi, e il sonno profondo, quello delle onde lente. Si pensava addirittura che questa caratteristica si fosse evoluta nei mammiferi separatamente dagli uccelli. Ora possiamo dire che probabilmente apparteneva a un antenato comune tra rettili, uccelli e mammiferi.

Grazie a strumenti più sensibili e alla curiosità di vedere i tracciati dopo aver lasciato le macchine attaccate per tutta la notte alla fine di una giornata di lavoro, i ricercatori del Max Planck Institute hanno scoperto che il cervello dei rettili fa cose inaspettate e fondamentalmente hanno anticipato l’origine del sogno a 320 milioni di anni fa.

Questo studio ci dice anche che i sogni dei rettili sono diversi dai nostri. Un drago barbuto sogna circa 350 volte per notte, per un minuto o al massimo un minuto e mezzo per volta, mentre noi ci limitiamo a 5 fasi di alternanza tra sonno profondo e fase REM.
Quando si sogna, il cervello rivive le esperienze fatte durante la veglia e le rielabora. Sognare serve a digerire le emozioni, imparare dal passato, allenarsi per le possibilità future. Sogna chi non è schiavo dell’istinto. Che cosa sognino i draghi, non si sa ancora.

Via | Science e Livescience

Le teste delle idre – un problema scientifico

HydraPerdere la testa generalmente non è un problema per un’idra. Dove prima c’era la testa, ne rispuntano immediatamente due. Il problema semmai è per chi cerca di decapitarla e si ritrova con un problema maggiore di prima. Stando alle fonti classiche sulle idre, pare che l’unico modo per impedire la ricrescita delle teste sia cauterizzare immediatamente il collo dal quale si stacca la testa.

I cuccioli di idra nascono già con tre teste e queste possono via via aumentare in seguito agli incidenti subiti dall’animale. Si conoscono esemplari portanti fino a 9 teste. Gli studiosi ritengono che più di nove siano troppe per andare d’accordo e che gli esemplari con più di 9 teste siano afflitti da mal di testa e abbiano come minimo problemi a dormire (basta che una sola russi e tutte le altre non chiuderanno occhio!). Non è chiaro nemmeno se esista una gerarchia tra le teste, un rispetto per l’anzianità o se le decisioni vengano prese a maggioranza o con il metodo del consenso.

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Aconito, pianta anti lupi mannari

strozzalupiL’Aconito, nota anche con i nomi di luparia o strozzalupi, è una pianta velenosa da cui si estrae un potente veleno.
Quelle che vedete nella mia foto sono piantine giovani e le troverete nel mio stand di erbe magiche. Le piantine soffrono molto il freddo, pertanto ho messo un collo di pelliccia al vasetto. Pelliccia di lupo mannaro, ovviamente.

La tossicità della pianta era nota e usata già nell’antichità sia per avvelenare le armi (punte di lancia e di freccia) sia per preparare bocconi per uccidere lupi e volpi.
Nel medioevo l’Aconito viene chiamato volgarmente Cappuccio di monaco o Elmo di Giove o Elmo blu per via della forma dei fiori, di un intenso colore blu scuro. I fiori profumano e attirano gli insetti impollinatori con il loro nettare.

Se avete un giardino e le colline boscose vicino a casa vostra brulicano di mannari, consiglio di piantarne alcuni esemplari appena fuori dalla recinzione. (Non dentro, dove il vostro cane potrebbe mangiarle e restarci secco!). Se abitate in città una pianta di luparia può stare benissimo anche in un vasetto sul davanzale o in balcone. Ci sono razze di mannari che si sono adattate alla vita urbana e frequentano spesso le scuole superiori (vedetevi qualche puntata di Teen Wolf se non mi credete!).

In Italia l’Aconito cresce sulle Alpi. La pianta non va raccolta, sia perché velenosa, sia perché è specie protetta.

Bacchetta magica per legimanzia

xilofagiQuesta antichissima bacchetta serviva per far venire a galla i pensieri più profondi dalla mente di un mago o di una strega. Erano molto usate prima dell’invenzione delle bacinelle svuota pensieri. Il funzionamento della bacchetta per legimanzia è semplice e non richiede incantesimi, basta osservare attentamente la forma delle gallerie e dire a che cosa assomigliano.

Il meccanismo è analogo al test con le macchie di Rorschach, dove il paziente deve raccontare all’analista quello che forme e colori gli suggeriscono. Queste associazioni di idee danno voce ai pensieri irrazionali e permettono di tratteggiare la personalità e i problemi del paziente.

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Torta di carote in crosta di cioccolato

torta di carote e cioccolatoDalle mie parti capita spesso che gli gnomi di caverna vi si presentino a casa con un mazzo di carote in mano (al posto dei fiori) e ve li offrano. Sono disponibili a farvi compagnia mentre preparate questo dolce. Lo so, sembrano scrocconi. Vi assicuro che per una torta del genere vale la pena sopportare le chiacchiere di uno gnomo.

La torta di carote ha un colore spiccatamente arancione, che mi mette di buon umore solo a guardarla. La crosta di cioccolato nasconde un interno morbido e granuloso, piacevole da masticare. Va fatta con qualche ora di anticipo sul momento di servirla, perché occorre tempo al cioccolato per tornare solido.

Ingredienti per 4 persone fameliche, 6 amici moderatamente a dieta, 12 degustatori di minidosi. Insomma, le solite dosi per una torta normale:

  • 4 carote
  • 2 uova (o una manciata di semi di chia)
  • un bicchiere di latte di cocco (va bene anche avena, soia, mucca…)
  • 3 bicchieri di farina integrale (sì, certo, va bene anche quella bianca)
  • mezzo bicchiere di zucchero mascobado (va bene anche miele, sciroppo di agave, malto di riso…)
  • mezzo panetto di pasta di mandorle (o una bustina di mandorle pelate e tritate)
  • una bustina di lievito
  • una bustina di glassa di cioccolato fondente

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Titivillo, il diavolo degli errori

TitivillusTitivillo si aggira tra la gente raccolta a pregare e registra tutte le parole mancanti, quelle pronunciate male e le chiacchiere fuori luogo bisbigliate durante la santa messa. Il suo scopo, ovviamente, è trascinare i fedeli all’inferno sfruttando questi errori.

Fu eletto “demone patrono degli scribi” e gli fu data per secoli la colpa di tutti gli errori di trascrizione nei testi scritti.
Col passare del tempo e con l’invenzione della stampa le opere scritte si moltiplicarono e a Titivillo fu assegnata una intera schiera di demoni per continuare il suo servizio.

I diavoletti degli stampatori vivono nelle topografie e si occupano di mischiare gli inchiostri, disallineare i testi e, ovviamente, sono i principali responsabili degli errori di stampa.
Li si riconosce per le macchie sulle mani, nere come le arti oscure che praticano. Si fanno assumere come garzoni per passare inosservati. Il loro travestimento è così perfetto e la loro sfacciataggine così spinta che il ruolo degli apprendisti tipografi è ufficialmente conosciuto col nome di Printer’s devil.

Estrazione e varietà di sangue di drago

sangue di dragoIl sangue di drago si può bruciare come un incenso, lo si usava per laccare il legno, tingere e ovviamente ha proprietà medicamentose. Non sto nemmeno a dirvi che compare come ingrediente fondamentale di innumerevoli pozioni magiche.

Plinio il vecchio dice che lo si può ottenere da piante che furono annaffiate di sangue durante la lotta tra un elefante e un drago, un po’ come accadde alle vigne da cui si fa il Teroldego.

In realtà di piante capaci di dare la resina nota come sangue di drago ce ne sono diverse e le resine che producono hanno proprietà differenti, nonostante siano vendute con lo stesso nome commerciale. La più antica conosciuta è la Dracaena cinnabari, che cresce nell’isola di Socotra, nell’Oceano Indiano, tra lo Yemen e la Somalia. Quest’isola era nota come isola dell’incenso fin dall’epoca classica e da lì partivano le carovane dirette ai porti del Mediterraneo.
La pianta produce delle bacche che inizialmente sono verdi, per poi diventare nere e infine arancioni. Il sangue di drago è un essudato delle bacche.

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I funghi luminosi delle fate

funghi magici delle fateQuesti funghi sono magici: brillano in presenza di una fata.
Gli elfi li piantano spesso sui bordi dei sentieri per illuminare le loro romantiche passeggiate notturne. I funghi reagiscono alla loro presenza lasciando filtrare una delicata luce azzurra attraverso il cappello.

Non si sa esattamente come facciano i funghi a sapere quando accendersi. Qualcuno sostiene che siano telepatici, altri che siano gli elfi stessi a usare un incantesimo per farli splendere.

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