Capitolo omaggio di Draghi dei Visconti

Giorgio e Ottavio trovano le uova dei draghi. Disegno di Andrea CaponeLa fine del Mondo

Il mondo diventa sempre più stretto. Non ricordo più quando è stata l’ultima volta che sono riuscito a cambiare posizione. Ho i crampi a intermittenza. Ogni tanto muovo le dita per sgranchirmi, ma non basta. Non posso stare immobile per sempre. Ci ho provato, ma non ci riesco. Se mi addormento, al risveglio avrò di sicuro qualche pezzo intorpidito e se tento di contrarre un muscolo arriverà quel prurito profondo, insopportabile.
Ho voglia di mettermi in bocca qualcuno degli odori che sento. Se ne seleziono uno in particolare provo il desiderio di farlo mio. Lo voglio. La mia bocca lo vuole, la mia pancia lo vuole, la mia testa non riesce a staccarsi da quel profumo.

Posso muovere solo il collo ormai e quell’odore è vicino. Mi chiama. Insiste. Devo raggiungerlo.

Provo a spingermi con le gambe ma non sono nella posizione giusta per fare forza. La parete del mondo è scivolosa. Ho le spalle strette. I miei artigli non fanno presa. Posso muovere solo il collo. Spingo con la testa. Dolore a una tempia. Provo a dare un colpo in un’altra direzione. Dolore alla nuca. Scopro che la punta del naso non fa male, insisto a spingere con quella. Ho crepato il mondo e quel profumo si insinua dalla fessura. È forte, buono, lo voglio.
Allargo la fessura, spingo, colpisco, ora posso sollevare un pezzo di mondo e annusare oltre, verso il profumo. È qui vicino. Non ci arrivo ancora, ma so dov’è. La parete che mi trattiene si spacca e cado. Ora che il mondo è in pezzi, sento quel profumo ancora più forte. Intenso. Inebriante. Lo voglio adesso, subito!
Le gambe non mi reggono, ho i crampi, formicola tutto. Freddo sulla pelle. Il profumo è fortissimo. Saliva in bocca, borbottio nella pancia. Barcollo. Cado. Striscio sulla pancia. Dolore a una gamba. Fatica. Eccolo. Oddio come profuma. Lo esploro con la lingua e ogni particella stimola il mio desiderio. Lo azzanno. Lo schiaccio tra i denti e i succhi mi riempiono la bocca.
Buono, anche meglio dell’odore. Inghiotto a fatica un pezzo grosso. Ripeto, tenendolo in bocca più a lungo. Ancora, ancora, ne voglio ancora! Godo come non ho mai goduto prima. A un certo punto mi accorgo di essere sazio. Il sapore è ancora buono, ma l’urgenza di averlo è passata. Ora ho sonno.
Il mondo nuovo è grande, caldo e confortevole. Posso muovere sia le zampe che le ali senza incontrare ostacoli. Trovo un pezzo di mondo vecchio, lo riconosco dall’odore. È piccolo rispetto al mondo in cui mi muovo adesso. Lo posso spostare con un colpo del naso. Allargo le ali e le sbatto senza incontrare la fine del nuovo mondo. Se sbatto le ali abbastanza forte i miei piedi non toccano più per terra. Divertente ma mi fanno un po’ male le spalle.

Ho sonno. Posso accucciarmi e cambiare posizione quando voglio ora. Posso arrotolarmi con la coda sul naso. Credo che dormirò così. Il male alla testa e alla gamba sta passando. Sono felice perché non avrò più i crampi. Il profumo buono mi circonda, dopo forse ne avrò ancora voglia. Per ora basta così. Ho tanto sonno. Mi giro dall’altra parte e mi riappoggio la coda sul naso. Mi sembra di sentirmi russare.

Questo è il prologo di I Draghi dei Visconti, romanzo fantasy storico di Francesca D’Amato, ambientato nel 1300 tra Milano e il Lago Maggiore. Compagnia della Rocca Edizioni.

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