Il drago del ponte di Villafalletto

ponte-dragoUn orfano vestito di stracci. Solo un orfano non ha nulla da perdere rischiando la vita contro un drago. Chiunque altro, morendo, darebbe un dolore alla sua famiglia. Lui no, non ha nessuno che lo aspetti a casa. Non ha nemmeno una casa a cui tornare. Ha solo un vecchio spiedo arrugginito e lo stringe forte, attento a non tremare troppo perché potrebbe far rumore, sfiorando la roccia.

Il drago che infesta le campagne intorno a Villafalletto, nel cuneese, ha sette teste e mangia una persona al giorno. Lo temono tutti, compresi i ricchi cavalieri del re nelle loro pesanti armature. Troppo pesanti, troppo lenti, troppo attaccati alle tavole imbandite per rischiare anche solo di strapparsi il mantello dando la caccia al drago.

È mattina, l’orfano è intirizzito dopo una notte passata immobile, in attesa. Le braccia sono pesanti, i vestiti umidi gli impacciano i movimenti. Il drago esce impettito dalla sua caverna e i suoi occhi faticano ad abituarsi alla luce del giorno. L’orfano affonda lo spiedo nel ventre molle della bestia e riesce a conficcarlo in profondità. Il drago è colto di sorpresa, gonfia le guance per una fiammata ma il bersaglio è troppo vicino. Le teste vorticano ringhiando e le zampe annaspano. L’orfano ha le braccia avvolte di budella viscide, ma spinge la punta dello spiedo fino a trovare un osso e ve lo pianta. Il drago si dimena e così facendo allarga lo squarcio. L’agonia dura poco.

La gente non vede più scendere il drago per il pasto quotidiano. Salgono a vedere e trovano l’orfano rannicchiato in un angolo della grotta, incrostato e tremante. Lo portano in paese, gli danno da mangiare. Non parla ma i brividi si fanno sempre più rari. Fanno rotolare il corpo del drago fino a un dirupo e provano a gettarlo giù ma resta incastrato. La carne pian piano si stacca ma le ossa restano ben solide. Ne fanno un ponte. Il ponte del drago di Villafalletto.
Quello della foto è di Skyrim, forse ispirato alle nostre leggende.

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