Impronte di Draghi randagi sulle sponde del Lago Maggiore

Le impronte rinvenute sul lungolago di Arona sembrano appartenere a un dinosauro che dovrebbe essere estinto da tempo. In particolare, la forma delle dita, la presenza di unghioni e l’orientamento della camminata assomigliano a quelle dei teropodi, i grandi dinosauri bipedi e carnivori di cui i più conosciuti sono i T. rex.

Dalle misure e dai calchi presi sulla sabbia si possono ricavare alcuni dati interessanti. I paleontologi hanno confrontato diverse piste fossili e tantissimi resti di dinosauro per ottenere i coefficienti che ho applicato al caso di Arona.

Ogni zampa è lunga circa 30cm e la lunghezza di un passo, ovvero la distanza tra due impronte successive della stessa zampa, misura circa 3 metri.

L’altezza di un teropode alla testa del femore è circa 4,9 volte la lunghezza del piede, mentre la lunghezza dalla testa alla punta della coda è di 14 volte la misura del piede. Possiamo quindi stimare che il nostro passeggiatore mattutino sia stato lungo poco più di 4 metri.

Il rapporto tra altezza al femore e lunghezza del passo inferiore a 2 ci dice che il bestione stava camminando senza particolare fretta. (Quando si corre, il passo si allunga e il rapporto supera 2,9). Impossibile dire se la tranquillità sia data da torpore invernale o da flemma caratteriale.
Non fatevi impressionare dalla lentezza con cui fa oscillare le gambe! Un bestione la cui zampa è lunga quanto io sono alta quando cammina piano va comunque a 40 metri al secondo (quasi 140 km/h)!

Un ultimo dettaglio: ho misurato il buco lasciato dagli unghioni al termine di ogni dito e vi posso dire che hanno un diametro di quasi un cm, sezione triangolare e lunghezza di 3 cm.

Che si tratti di un randagio, e non di un drago selvatico, l’ho dedotto dal numero sull’anello in dotazione a tutti i Draghi dei Visconti e che ha lasciato traccia nella sabbia nel punto in cui il cucciolo si è accovacciato.

Se volete saperne di più sui draghi randagi del Lago Maggiore, leggetevi il mio romanzo fantasy “Draghi randagi”. 🙂

Foto| Matteo Spada

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