L’oro delle fate

pentola d'oro“A chi state portando tutto quell’idromele?” chiese il cuoco ai due gnomi che stavano facendo rotolare un intero barile fuori dalle cantine del palazzo. “Ordini del capo delle guardie, mastro Sernone, è meglio averlo pronto per eventuali ospiti.” rispose affannato il più giovane dei due.

Mastro Sernone non gradiva l’idea di sprecare del buon idromele barricato dandolo ai ficcanaso che venivano ad importunare la corte durante il banchetto. Dopotutto per secoli la corte fatata era riuscita a difendersi dai curiosi e dai ladruncoli appartenenti alla Gente Alta semplicemente facendoli sparire nei boschi. Certo, ora di boschi adatti ne erano rimasti pochissimi e la sparizione di un umano creava più problemi di quelli che risolveva, ma lo stesso l’idea di far perdere la memoria ad un ficcanaso ubriacandolo di idromele gli sembrava un sacrilegio.

Mastro Sernone pensò quindi che se il problema era che gli umani volevano portar via il tesoro delle fate, allora la cosa migliore da fare era preparare un tesoro adatto allo scopo. Radunò sul tavolo uova di passero, farina di orzo selvatico, panna, miele e zafferano e si mise al lavoro. Impastò dei biscotti, diede loro la forma di monete e aggiunse una glassa allo zafferano per farli splendere come monete d’oro. Quando ne ebbe cotti abbastanza da riempire alcuni piccoli scrigni li fece depositare in bella vista nei cunicoli di accesso alla collina, in modo che il primo ficcanaso di passaggio potesse riempirsene le tasche e togliere il disturbo senza desiderare di proseguire oltre. Nel caso nessun cacciatore di tesori fosse passato da quelle parti durante la cena, avrebbe potuto servire i biscotti come dolce.

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