Il mistero della marcia degli zombie

Luca e Marco erano nascosti sottovento, acquattati dietro ad un muretto di sassi, e guardavano in silenzio la lugubre marcia che si snodava a pochi metri da loro. Era notte fonda e l’unico rumore, a parte il battito dei loro cuori, erano i passi strascicati di alcuni zombie che, sporchi di terra, zoppicando e barcollando, uscivano dal vecchio cimitero alla volta del paese.

Luca guardò il cronometro che teneva in mano e Marco, non appena lo zombie con la giacca scura sorpassò la pianta di crisantemi che usavano come riferimento, diede a Luca il segnale convenuto. Luca fece partire le lancette e attese fino a quando lo zombie non raggiunse la fontanella prima di bloccarle.

“5 metri in 19 secondi: anche questo va a meno di un chilometro all’ora.” Disse Luca sottovoce. Marco annotò diligentemente i dati raccolti sul quadernetto che teneva in mano. Quando era stato assunto come disegnatore di videogiochi si era immaginato molte ore al computer, non che lo avrebbero mandato sul campo a documentarsi!

Per un po’ attesero, ma non ne vennero altri. Luca si sedette appoggiando le spalle al muretto e bisbigliò a Marco: “Senti, secondo te perché tengono le braccia in avanti e le agitano? Fanno tanta fatica a camminare, perché sforzarsi di sollevare le braccia?” Marco rispose stupito per la banalità della domanda: “Ovvio che non ci vedono bene! Quante persone con problemi di vista hai mai visto seppellire con gli occhiali?”

Questo racconto, scritto da Francesca R. D’Amato, partecipa al “Concorso Racconta il tuo mistero”

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