La leggenda della fata di Arona è vera o inventata?

Alan LeeÈ uscita oggi una mia intervista in cui si parla della grotta di Arona, che secondo il racconto si apre una sola volta ogni 100 anni e contiene una fata addormentata, un sacchetto di monete d’oro e un campanaccio da legare al collo degli animali.

Nell’articolo c’è una frase che potrebbe suscitare qualche fraintendimento: “Ho sempre sostenuto l’originalità di questa leggenda contro gli storici locali che la ritenevano una pura invenzione.” Ebbene, tra me e gli storici locali non ci sono problemi perché facciamo due lavori completamente diversi: loro fanno gli storici e documentano fedelmente quello che le persone raccontano e io faccio la scrittrice fantasy e aggiungo alle storie che trovo quello che mi passa per la testa.

Premesso anche che ho avuto un sacco di aiuto e collaborazione da diversi storici e associazioni locali, con cui ho degli splendidi rapporti di amicizia, vorrei andare al nocciolo della questione e capire che cosa renda “vera” una leggenda. Diamo per scontato che i draghi, le fate e gli gnomi non esistano e che nelle leggende, quindi, non si parli di fatti reali (altrimenti saremmo nel campo della storia o dei miracoli). Quanti anni devono passare dal momento che qualcuno inizia a raccontare una leggenda con una fata o un drago per poterla definire “autentica” e non “inventata”?

Non esiste una soglia di ufficialità per le leggende.
Dire che le leggende rimaneggiate di recente non sono vere leggende è come dire che tutti i cani di razze presenti solo dal 1800 non sono veri cani.

L’antropologo Massimo Centini, grande studioso di leggende alpine, mette in guardia contro “la manipolazione arbitraria del folklore da parte di chi ha una preparazione culturale insufficiente.”

Ebbene, le storie sono arrivate fino a noi perché centinaia di persone senza preparazione le hanno raccontate, adattate, abbellite e diffuse. Perché proprio oggi dovremmo interrompere questo processo e mettere le leggende sotto formalina?

Personalmente, ritengo che le leggende evolvano e si adattino ai tempi e al pubblico che le ascolta. Sopravvivono le leggende che riescono a farsi raccontare, ovvero quelle che emozionano al punto di essere “riprodotte”.
Se un essere vivente smette di evolversi e di adattarsi al suo ambiente, si estingue. Se una leggenda smette di venir raccontata e di adattarsi al suo pubblico, si estingue.

Concludo citando le fonti sulla grotta delle fate di Arona:
la più antica versione che ne ho trovato, scritta in tedesco nel 1915, non è ambientata ad Arona, ma nelle Alpi svizzere.
A porre la grotta delle fate sotto la rocca di Arona, non so se ispirati da qualche scritto o da qualche folletto, sono Brian Froud e Alan Lee nel libro “Faeries” la cui prima edizione è del 1978.

2 commenti:

  1. Sono d’accordo con te.
    Inoltre credo che compito dello storico sia proprio cercare di individuare le fonti e risalire alle origini delle leggende, se è possibile.
    Troppo comodo fare il giro dei bar con il microfono acceso per raccogliere le “leggende originali” dai nostri “vecchi” (come fossero indigeni vissuti in isolamento per secoli nella foresta amazzonica, mentre era gente che girava il mondo) e lamentarsi per “l’inquinamento” prodotto da chi oggi continua a raccontare storie contribuendo a mantenerle vive.

  2. Ciao, trovo bellissima la frase: “Se una leggenda smette di venir raccontata e di adattarsi al suo pubblico, si estingue.” Il che la dice lunga! Speriamo che la gente non le faccia estinguere come tutto il resto………

Dimmi che ne pensi. :)