Leggende di San Martino: lanterne, oche e traslochi

leggende di novembreA novembre, mentre i bambini girano in cerca di dolci, gli adulti bussano anch’essi a tutte le porte, ma per assaggiare il vino novello. Come diceva Carducci “…per le vie del borgo dal ribollir de’ tini va l’aspro odor de i vini l’anime a rallegrar.”

L’estate di San Martino è un bel momento dell’anno. Oltre al meteo favorevole, i lavori agricoli sono in pausa e anche ai contadini sono concessi dei giorni di vacanza, usati per far visita ad amici e parenti, oltre che per assaggiare il vino.

La tradizione di andare casa per casa, con una lanterna accesa, a chiedere dolcetti o a promettere scherzetti ha origine secondo alcuni nella fiaccolata che accompagnò Martino a Tours, la città di cui il santo fu vescovo. Probabilmente si riallaccia invece alle feste del raccolto e di ringraziamento per i defunti, che facevano largo uso di lanterne ottenute da radici intagliate come le rape di Halloween di cui parlavamo pochi giorni fa.

Una luce contenuta in qualcosa di estratto da sotto terra ha una bella valenza simbolica. Le processioni questuanti di bambini mascherati con lanterna sono una tradizione ancora molto viva in Alto Adige, nei Paesi tedeschi, nella Francia del nord e nelle Fiandre.

L’11 novembre, San Martino, era anche il giorno in cui scadevano i contratti agricoli e i mezzadri che avevano lavorato in un podere si spostavano in quello che li avrebbe ospitati per l’anno nuovo, con tutta la famiglia e le loro cose caricate sul carro. San Martino era quindi un momento di traslochi e l’inizio di una nuova vita in una nuova casa.

La tradizione di mangiare l’oca a San Martino può essere collegata alle oche che segnalarono il nascondiglio del santo (che non si riteneva degno di accettare la nomina a vescovo) o alle ben più antiche celebrazioni celtiche di Samain, legate al culto dei morti, in cui le oche (in migrazione verso sud) accompagnano le anime dei trapassati da un mondo all’altro.

Dimmi che ne pensi. :)