Criminale nato



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Eusapia Palladino chiuse gli occhi.
La medium unì le sue mani a quelle dei tre uomini intorno al tavolo, pollice a pollice, mignolo a mignolo. La fiamma della candela al centro prese a ondeggiare in una strana danza, senza aliti che la muovessero, e lentamente si allungò sinuosa verso la donna.

«Chi sei?» mormorò Eusapia. La fiamma le carezzava il volto, poi guizzò verso gli altri. Cesare Lombroso era immobile, scrutava la donna attraverso il monocolo fissato al suo occhio destro, immobile. Gli altri due uomini si ritrassero, spaventati.
«Non rompete il cerchio!» gridò Eusapia. Lombroso vide l’aura della donna farsi livida, mutare, evocare in modo sempre più preciso la figura di un uomo.
«Morte… MORTE!» rantolò la medium, posseduta, la voce terribile.

«TU SARAI IL PROSSIMO, PROFESSORE. ADESSO!»
La fiamma si mutò in una lama incandescente, sferzò il volto di Lombroso, la videro penetrargli il cranio. L’oscurità invase lo studio.

Subito entrarono due assistenti. Uno riaccese le lampade a gas, l’altro sollevò Eusapia, riversa priva di sensi sul tavolo, e la trasportò nella stanza vicina. Lombroso era seduto al proprio posto, indenne.
«Sta… sta bene, professore?» balbettò il commissario Racca, ora in piedi e fino a un attimo prima seduto di fianco a lui.
«Sì, certo» Lombroso sganciò la fibbia che fissava il monocolo alla calotta di cuoio e rame che gli avvolgeva la testa e la parte sinistra del viso. Il monocolo era annerito, bruciato, la lente infranta.

«Cosa crede, che fossi impreparato? I miei studi mi avevano mostrato come la malvagità di questo assassino potesse essere così grande da generare un ectoplasma senziente. Come nei romanzi, no, commissario? Il fantasma che riproduce le sembianze del defunto, generato dalla sua anima oscura» ridacchiò, ma la sua voce era dura.
«Solo che qui non è lo spettro di un morto ma l’emanazione psichica di quello che io definisco ‘criminale nato’, un mostro che vive per il Male, nutrendosi di sangue e dolore. Questa emanazione non ha potuto sottrarsi alla forza dell’evocazione di Eusapia, ma…» s’interruppe, guardò l’assistente che l’aveva portata via e che ora era rientrato.
«Sta bene?»
«Sì, professore. È solo molto stanca.»
«Bene. Dicevo che il criminale non ha potuto sottrarsi all’evocazione di Eusapia, diretta proprio ad attirare la sua emanazione ectoplasmatica. Una volta qui, il fantasma si è reso conto che io potevo vederlo e…»
«Vederlo?» sbottò il commissario.
«Io ho visto solo quella fiamma.» Lombroso lo fissò, la bocca tagliata in una smorfia di sopportazione.

«Una lente inventata dal mio amico Enrico Imoda, quello che ha fotografato i fantasmi, sapete. Molto ingegnosa, permette di cogliere frequenze invisibili a occhio nudo. Come avevo previsto, l’ectoplasma ha capito tutto, ha distrutto la lente e tentato di uccidermi. Ma non ha pensato a questo!» Con gesto teatrale, prese ciò che restava del monocolo e mostrò una rotellina di stagno mezza fusa.

«Il calore l’ha fatta fondere, così ha sbloccato il diaframma di acciaio e amianto che è sceso a protezione di occhio e cervello.» Sorrise, compiaciuto dell’effetto ottenuto negli ascoltatori.

«Complimenti, herr doctor» disse il terzo uomo, che fino a quel momento non aveva parlato.
«Sono molto colpito, la sua pur notevole fama di scienziato e oratore non le rende il merito dovuto. Sono onorato di lavorare con voi, professore.»
«Con me?»
«Professore, scusi, prima non c’è stato tempo di fare le presentazioni» intervenne il commissario.
«Wolfgang Schmidt, inviato del Corpo Speciale per le Indagini Esoteriche di Sua Maestà il Kaiser. Siccome il terzo uomo ucciso era un attaché dell’ambasciata dell’Impero, allora…»

Lombroso lo interruppe «Sì, Anton Vogel, ricordo benissimo. Trovato sotto il Ponte Isabella con le interiora disposte a formare due ali, come l’aquila absburgica. Ventotto giorni fa. Poi ci fu Rosa Gaviglio. Piacere, caro collega» Porse la mano, Schmidt la strinse con calore.
«Troppo onore, sono solo un investigatore. Ma anch’io l’ho visto, sa?»
Lombroso sollevò le sopracciglia.
«Lei? E come?»
«Con questi» Si tolse dagli occhi due piccoli cerchi di materiale trasparente, simile a vetro, e li mostrò.

«Costruiti nei nostri laboratori di Vienna. Imoda non è l’unico a fare ricerche su ciò che ancora è celato ai nostri sensi, anche se è senza dubbio il più geniale. Non sono efficaci come il suo monocolo, ma hanno la loro utilità.»

Lombroso stette immobile qualche un istante, poi riprese il controllo della situazione.
«Bene. Quindi domani andremo al commissariato, descriveremo la fisonomia a un disegnatore e questo condurrà i suoi uomini alla cattura, non è vero, commissario?»
Il commissario Racca assentì.
«Certo, professore. Credo che grazie alla sua idea della seduta spiritica noi…»
Lombroso non lo fece finire.
«Sì, certo. A domani» disse, sbrigativo. Poi si rivolse a Schmidt
«Posso accompagnarla? M’interessa molto il suo lavoro.»
«Certamente, professore. Molto volentieri.»

Lombroso e Schmidt uscirono insieme. La nebbia saliva dal Po, e si mescolava ai fumi di qualche carrozza a vapore che andava alla rimessa di Porta Nuova. Le strade di Torino erano deserte.
«Così, lei l’ha visto» disse Lombroso.
«Ja, herr doctor. Ma non così bene. Certo era un uomo, con grosse basette, o forse baffi. Occhi penetranti e decisi.»
Lombroso si fermò sotto un lampione a gas.
«Interessante. E dica: mi somigliava?»
«Cosa? No… NO!»
La lama scattò veloce. Lombroso gli tagliò la gola con un gesto netto, preciso. Assaporò con la lingua il sangue caldo che sgorgava dalla ferita e adagiò il corpo a terra. Mozzò le orecchie, cavò gli occhi, li mise in mano al cadavere. Sorrise. Non vedo e non sento, pensò.

Era soddisfatto. Tutta la commedia era andata secondo i piani, il suo ectoplasma aveva fatto ciò che doveva e Schmidt era stato un piacevole imprevisto.
Su questi delitti avrebbe scritto un saggio di grande successo. Chi meglio di lui poteva svelare la psiche di un criminale nato?

Valter Carignano


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